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Guru Pub: maschere e birre di qualità .. contro gli spiriti maligni (dell’Industria?) ..

 

Leo(nardo), il fratello Mauri(zio) e Diego (il cugino?): 25 (anni) ma anche meno (21). Troppo giovani per essere dei “guru”, ma almeno su un argomento si avvicinano a un .. “precettore spirituale”: la birra. Senza giri di parole diremo subito che questi “ragazzi” e il loro Guru Pub (start: estate 2014) sono la più gradita novità nell’attuale panorama birrario milanese .. e l’assoluta mancanza di prodotti craft italiani sull’impianto di proprietà, nulla toglie ai loro meriti ..

È solo una questione di scelta (potendo naturalmente contare su ben rodati rapporti di filiera, importatore-distributore-gestore .. perché più lontano si va a pescare, tanto più non si può fare altrimenti), o forse meglio, “orientamento” .. poiché ai nostri giovani publican piace in primis il “craft-engagement” targato USA (a partire da quella California del fatidico “Big Bang” .. ancor prima della loro nascita), ma anche il “modern classic” britannico .. e il resto ve lo diranno direttamente loro se andrete a testare di persona, spingendovi fino al 53 di Via Lodovico Il Moro (per intenderci .. dopo l’”antesignano” Woodstock) ..

In città gli “addetti ai lavori” parlano di questo Guru .. e allora leviamoci quanto prima il “pensiero”, facendo uno squillo a Leonardo .. che ci sorprende subito per conoscenza in materia e chiarezza di vedute ..

Primo: quando si parte dall’homebrewing si ha molto spesso una marcia in più. Secondo: con un lavoro che di questi tempi latita, si può rischiare qualcosina in più, provando a realizzare quello in cui veramente si crede. Terzo: quando la passione per un qualcosa diventa un lavoro, è difficile mediare sulla qualità .. e allora, a costo di esagerare un tantino con la spesa, si vuol partire a tutti i costi con le carte in regola. Prova ne sia quella cella frigo da “banco macelleria” che i nostri “guru boys” si sono fatti piazzare nel seminterrato ..

Considerando che siamo in cantina (comunque sotto l’impianto) .. buona anche la soluzione di spillatura a carboazoto. Infatti, quanto maggiori sono il percorso e il dislivello dai fusti all’erogatore, tanto maggiori devono essere gli accorgimenti nella gestione di CO2 per non aumentare a dismisura la pressione di anidride carbonica, pena un’eccessiva carbonatazione (e non solo) della birra ..

Lungi dal fare discorsi troppo “noiosi”, è evidente che una miscela di CO2 e azoto è un buon compromesso per ottenere risultati soddisfacenti, visto che l’esigua percentuale di CO2 (solitamente il 30%) mantiene la necessaria ma non esagerata saturazione, mentre un gas inerte come l’azoto dà adeguato supporto per la spinta “in su” (molto interessanti anche i sistemi di spillatura ad aspirazione che prevedono appunto di aspirare anziché spingere, tramite apposite pompe .. ma lasciamo stare ..) ..

Ritornando ai nostri amici, sull’impianto a 18 rubinetti è una rotazione continua di “belle etichette”, eccezion fatta per la “crafty” Blue Moon che è fissa .. e che poi è l’unico “inciampo mainstream” (ma qualcosa al distributore si deve pur concedere). Detto ciò, il discorso fila: ogni linea di birra è composta da riduttore di pressione singolo per poter regolare con maggior precisione possibile la spinta in uscita, testata di lavaggio per permettere sempre il risciacquo della spina e valvola di fine fusto ..

A tal proposito Leo non ha dubbi: “sanificazione periodica dell’impianto ma anche veloce spurgata di ciascuna uscita prima di attaccare un nuovo fusto”. E ancora: “L’unica caratteristica comune dei nostri prodotti è di provenire da micro-realtà che utilizzano materie prime di alta qualità e contribuiscono, nel loro piccolo, a far concorrenza allo strapotere delle multinazionali .. dove conoscere la provenienza delle materie prime e le modalità produttive deve diventare parte integrante del consumo, orientando verso una maggiore consapevolezza su ciò che si beve e relativa sostenibilità” ..

Tutto chiaro .. ma questo pomeriggio cosa assaggiamo? Per l’assaggio (più che assaggiare, solitamente preferiamo bere .. ma ci sono altre tappe!) lasciamo l’iniziativa ai padroni di casa .. che vanno alla grande con un tris di Black Diamond (guarda caso California): MOESaic (Session IPA), Jagged Edge (IPA) e Fracas (American Strong Ale) .. con un progressivo “salir di toni di malto” che oltre a bilanciare le unità IBU danno struttura e quindi alcolicità al nettare .. Amen!

Altro? 54 coperti, tra ampio ingresso e due salette adiacenti. Consigliati degli ottimi toast (gli crediamo sulla parola) per “asciugare”. E .. non perdetevi le maschere che Leo & Co. sono soliti portarsi dai numerosi viaggi, soprattutto nel così detto Far East (come Thailandia, Laos e Birmania). Dicono che le maschere servono a proteggersi dai cattivi spiriti. Ce l’avranno mica con le birre industriali? 

[siba: best indi!]

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