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L’Italia dei pub e della birra artigianale, ai tempi del coronavirus (parte II).

Maggio è da sempre il mese delle rose… e dall’anno scorso anche il mese delle riaperture post lockdown. Che detta così è magra consolazione… considerando la risalita dei contagi che si ebbe alla fine della scorsa estate. O quest’anno c’è dell’altro? C’è che, al di là dei soliti auspici a comportamenti più responsabili della gente, fra la gente… la campagna di vaccinazione di massa va avanti e dovrebbe finalmente portarci verso un graduale ritorno alla “normalità”.

In attesa che ciò accada, oggi ci troviamo comunque a fare i conti con le consuete “marcature a zona”… che se almeno è “gialla”, si riapre e si riparte. Ed è così che, con tutte le cautele del caso, l’Italia prova in questi giorni a ripartire… compresa quella dei pub e delle birre artigianali. Si, ma come?

Il pub è da sempre l’antitesi del distanziamento sociale (non solo fisico)… ragion per cui un pub, ai tempi del Covid-19, molto semplicemente non è un pub. Ciò non toglie che i margini di operatività in tempi di zona gialla sono comunque più accettabili di un mero servizio di take away (asporto) o delivery (consegna). Si riapre, anche se al momento solo all’aperto. Si riapre, anche se esclusivamente con servizio ai tavoli. Si riapre, anche se con l’obbligo di chiudere decisamente anzitempo rispetto agli “standard”. Si riapre “anche se”… ma si riapre!

La notizia di oggi è proprio questa: la gran voglia di riaprire a prescindere dal come. La gran voglia di reagire, di rimettersi in gioco, di tornare a fare il proprio mestiere… che per un publican, gestore in primo luogo di un locale di mescita, è in estrema sintesi sapere accogliere la “propria gente” e saper spillare birre. Per molti potrebbe sembrare poco. Per noi “appassionati” è già tanto.

I feedback di questi inizi di ripartenza sono decisamente incoraggianti… ma siamo sicuri che convenga proprio a tutti riaprire i battenti? Può bastare qualche tavolino su una pedana più o meno improvvisata (anche senza pagare l’occupazione di suolo pubblico), per rendere economicamente sostenibile un’attività di mescita, magari con cucina?

La platea di locali da noi considerata (www.stazionidibirra.it) è molto variegata per caratteristiche di location, investimenti e offerta… per cui non avrebbe senso generalizzare. Ma a prescindere dalla valenza o meno di sedute solo all’aperto, è forse anche il caso di considerare che a molte piccole birrerie di quartiere e paese in questo periodo stanno venendo soprattutto a mancare quegli scontrini di cassa battuti a chi spesso staziona, bicchiere (purtroppo di plastica) alla mano, in piedi davanti al locale. E questo non solo per cattiva abitudine di alcuni avventori, ma anche per l’effettiva mancanza di adeguati posti a sedere interni ed esterni…

Difficile fare previsioni su quanti realmente resisteranno a questa profonda crisi… al momento ci limitiamo a segnalare che delle quasi mille “stazioni di birra” geolocalizzate sul nostro portale, un buon 95% ha comunque riaperto o è in procinto di farlo in queste ore, provando finanche a lavorare a partire dalla tarda mattinata (quantomeno nei week-end).

Bisognava aspettare l’arrivo di una pandemia per bersi finalmente una pinta di birra in orari da pub inglese?!

[siba: best indi!]

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