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Winchester Pub – Legnago: nella “cattedrale” di Edik Lunardi .. nessun fucile, ma ottime birre ..

chiuso agosto 2018

 

 Carabine in giro non se ne vedono .. tanto più Winchester. Birre .. quante ne vuoi: alla spina, in bottiglia, in lattina. Selezione nazionale e internazionale di gran livello. Siamo a Legnago – nel Basso Veronese – al Winchester Pub di Edik ed Elena ..

Dietro al nome di un locale c’è sempre un perché. Tanto vale iniziare da qui. Il publican sorride .. e spiega com’è andata. «L’idea mi è venuta dal film ‘L’alba dei morti dementi’ (Shaun of the Dead) .. una commedia horror del 2004, dove tutto gira intorno a un Winchester Pub della periferia di Londra. Nel locale c’è appeso un vecchio fucile Winchester che tutti credono poco più di una vecchia ferraglia .. e invece funziona e servirà eccome. Un film veramente surreale e divertente .. dove il pub scandisce, nel bene e nel male, la vita dei protagonisti. Ed è così che mi è venuta l’ispirazione» ..

Dalla finzione alla realtà. Il Winchester Pub di Legnago apre i battenti il 27/09/2014. Il giovane titolare (oggi trentenne) ha studiato all’Alberghiero .. e nel mondo della ristorazione decide di rimanerci, con esperienze lavorative in Italia e all’estero. «Sono un appassionato di cucina, vini, distillati .. e naturalmente anche e soprattutto di birre. Se non che, con l’ultima esperienza a Manchester l’idea del pub ha preso il sopravvento .. e nel 2013 ho deciso di ritornare a casa, per realizzare il mio progetto» ci dice Edik ..

In ogni pub che si rispetti, la birra è l’indiscussa protagonista .. e il Winchester non fa eccezione. Una birra che il titolare definisce “pulita” e “libera” .. dunque artigianale nel senso più stretto del termine. «La vogliamo ‘pulita’ perché sappiamo che quando è fatta bene non ha alcun bisogno di pastorizzazione, stabilizzanti, enzimi, flocculanti o altro. Ma la vogliamo anche ‘libera’ .. vale a dire prodotta da birrifici indipendenti, che seppur con qualche sacrificio decidono di rimanere autonomi artigiani della birra .. e non diventare la costola crafty dell’industria». Materia oggetto di accese discussioni, date le sempre più frequenti incursioni di multinazionali in questa nicchia di mercato ..

Idee chiare anche per ciò che riguarda la cucina. «Vogliamo rappresentare quel mondo dello street food in cui si può mangiare bene senza spendere troppo .. dove le idee si rinnovano con semplicità, senza mai trascurare ricerca e cura del dettaglio» .. prosegue la moglie Elena. «Nella nostra hamburgeria il valore guida sta nella qualità delle materie prime, a iniziare dal pane artigianale lievitato naturalmente e con farine biologiche. La carne è 100% Black Angus americano, con la giusta marezzatura, almeno 30 giorni di frollatura e lavorata qui da noi giornalmente» ..

Il pub (dal design decisamente British, soprattutto al piano terra) occupa un intero edificio (!) e si sviluppa su due livelli. A sinistra dell’ingresso, il bancone bar con sgabelli a spalliera e i primi tavoli. Sul lato opposto, ancora altre sedute e un’incantevole saletta-privé, arredata con gusto e di notevole atmosfera ..

La scala centrale porta in un open space che sorprende anche di più. È il grande salotto del Winchester Pub, dove comitive più o meno numerose di avventori trovano la loro “isola”, per passare una piacevole serata insieme .. nella magia di una location che va sicuramente al di là di quanto si trova normalmente in giro ..

Le sedute – in primis i divani – mantengono ancora un “aplomb” inglese .. che però rimane imbrigliato nelle tonalità calde e avvolgenti di pareti e arcate in mattoni rossi, del soffitto con travi in legno e della pavimentazione in parquet ..

L’edificio (proprietà di famiglia) è uno dei pochi a non essere andati giù in seguito ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. L’investimento è notevole. Un progetto di vita. Un pub-casa-museo .. che in qualche modo travalica i canoni di una “semplice” attività commerciale ristorativa ..

È un po’ come tornare alla commedia horror Shaun of the Dead .. fonte di “ispirazione”. È un po’ come se Edik volesse far ruotare un “mondo intero” attorno al suo pub. Il pub che scandisce la vita di una comunità. Il pub-istituzione. Il pub-chiesa. Il pub centro di gravità permanente. Ma l’Italia non è il Regno Unito. Veniamo da usi e costumi differenti. Abbiamo troppo spesso importato solo un’insegna (pub), senza neppure domandarci cosa quell’insegna stesse realmente a significare ..

Dal primo piano si ritorna al bancone .. con impianto di proprietà a 6 spine e aggiunta di 3 pompe così dette inglesi. Buona copertura di stili (ampiamente integrati dalle circa 150 referenze, fra bottiglie e lattine, presenti nei frigo), interpretati da birrifici nazionali e internazionali di “prima fascia” .. e qualche piacevole sorpresa. Come il Birrificio Otus di Seriate (BG), di cui abbiamo avuto modo di apprezzare la Oatmeal Stout “Ambranera” ..

Elegante cella refrigerata e con fusti a vista, di fronte al banco-bar. La scelta di utilizzare come gas inerte il carboazoto, “facilita” il flusso delle birre nei 13 metri di pitone da percorrere per raggiungere i rubinetti .. pur penalizzando, a nostro parere, la bevuta di alcuni stili (a partire dalle Pils) che potrebbero perdere qualcosa in “vivacità” e frizzantezza ..

Sarebbe pure stato interessante provare l’American IPA “Let Me Cryo” (non disponibile), home beer in collaborazione con Ritual Lab .. non solo per avere sempre apprezzato il lavoro fatto dal birrificio di Formello (RM), ma anche per quei 7,5 Kg. di luppoli Mosaic ed Ekuanot in Cryo Hops (concentrato di luppolina, ottenuta lavorando i coni di luppolo attraverso un processo di separazione criogena), di cui ancora non ci siamo fatta un’idea ben precisa in termini di risultati ..

Grazie per l’ospitalità a Edik ed Elena. Un in bocca al lupo a tutto lo staff (Giacomo, Gaia, Fabio). Il Winchester è un gran bel pub, in cui sarà un piacere tornare. Attendiamo solo le camere per poter passare anche la notte 😉

[siba: best indi!]

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