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A Torri di Quartesolo .. la Taverna del Luppolo. In società con malto, acqua e lievito ..

 

Perché la taverna sarà anche del luppolo .. ma come l’andiamo a fare una birra senza malto, acqua e lievito? Scherzi a parte, sebbene le infiorescenze verdi di questa pianta rampicante non fossero considerate un ingrediente basilare per ciò che era la birra fino al 1500, oggi il luppolo ne è al contrario l’incarnazione più evidente della “versione moderna” .. rilevandone, per così dire, la “quota di maggioranza” ..

Qui IPA ci cova. Dall’antesignano East Kent Golding della prima India Pale Ale imbarcata per l’appunto in India, ad abbeverare le truppe dell’Impero Coloniale Britannico nella seconda metà del Settecento .. passando per l’aromatico Cascade “della rinascita”, utilizzato dai moderni birrifici statunitensi a cavallo fra ’80 e ’90 .. è innegabile che la passione per il luppolo (che sia Amarillo, Simcoe, Citra, Centennial, Chinook, Galena, Columbus, solo per citarne alcuni fra i più noti) sia diventata sempre più incontenibile e lo stile IPA (Double, Belgian, Black, Session, o le Juicy / New England dell’ultimissimo periodo) mediamente il più apprezzato, al punto da diventare quasi “scontato” ..

Tutto ciò non poteva che riflettersi anche sui nomi dei locali birrari. Avete mai sentito parlare della taverna dell’acqua o del lievito? Certamente no .. e probabilmente neppure della taverna del malto, che comunque è parimenti menzionato nella variegata bizzarria dei nomi dati ai locali. Sicché il motto “beer makes me hoppy” è e rimarrà una tendenza difficilmente controvertibile .. con buona pace di quell’Enrico VIII d’Inghilterra che durante il suo regno (per la verità non proprio recente) si spinse addirittura a definire i luppoli come la rovina della birra (“a wicked and pernicious weed”). Altri tempi. Altri gusti. Altre birre ..

Difficile che tutto quest’ambaradan di considerazioni sia stato nella nostra testa al momento di fare ingresso ne La Taverna del Luppolo di Torri di Quartesolo (VI) .. ma una cosa è certa: lo start di questo locale dovrebbe datare 3/06/1999, ragion per cui ai due soci va innanzitutto il merito d’averci visto lungo già con il nome ..

Alla data della nostra visita (una movimentata giornata di mezza estate) la tap list del locale segna quanto segue: Asia, Blanche di Hammer (unica italiana); Cream Ale di Mikkeller; Punk IPA di BrewDog; Tribute, Pale Ale di St. Austell; Hazelnut, Brown Ale di Rogue; Mena Dhu, Stout di St. Austell; Sourdough, Berliner Weisse di The Wild Beer Co.; Arise, Session IPA di Burning Sky; Jack Hammer, Double IPA di BrewDog; Raw, Bitter di Moor; 8 Ball, Rye IPA di Beavertown; 08/04, Dry Stout di Brew By Numbers; Tiger Tripel di Nøgne Ø (Hansa Borg) .. e non ci è dato ricordare, con tutto ‘sto “bendidìo a 14 vie”, come si sia finiti a bere una Calypso di Siren (per la verità una delicatissima sour “Berliner”, da sempre tra le nostre preferite) in bottiglia ..


La line-up fa comunque pensare a un orientamento verso pregiati nettari d’importazione, provenienti in primis dal mondo anglosassone e scandinavo, con adeguato numero di “luppolate” ma anche tanto altro .. e del resto in linea con quanto riferitoci da Luca ..

“Una decina di anni fa, le prime birre di BrewDog han segnato il solco .. e il resto è venuto da sé. Quel che vedete è ciò che ci piace bere e spillare. È la nostra dimensione. Dalle iniziali 6 vie del fornitore, siam passati a 6 + 3 (proprie) + 1 pompa Angram (poi rimossa) .. per arrivare alle attuali 12 spine + 2 pompe pneumatiche Flojet (dunque “14 a Co2” o “12+2”), cella refrigerata dietro al muro alle spalle del bancone, consolidati rapporti con qualificati operatori della distribuzione / importazione (anche di Real Ale) .. e volendo metter qualcosa nello stomaco, un pub-grub di qualità che spazia tra bruschette, club sandwich, hamburger e altro ancora” ..

Locale rustico e curato, senza un “richiamo” dominante (non “anglo”, semmai più “sassone” ..), di cui ci è piaciuto particolarmente l’ambiente all’aperto (con botti, sedie e sgabelli) e quell’arco interno di mattoncini rossi, con l’imponente position del banco mescita. Precisi, professionali e cordiali, Luca ed Elisa ci han fatto star bene .. e questo è un “piccolo particolare” che mettiamo sempre in cima alle aspettative. Viene voglia di “piantar le tende” e proseguire qui con la serata, ma sarà forse il caso di scaricare i bagagli al Key Hotel di Vicenza, che non ci siamo ancora fermati un attimo ..
Ci ripasseremo a breve. Ci ripasseremo con grande piacere ..

[siba: best indi!]

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