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Se la birra la bevi “Al Coccio” .. sei a Milano, zona Navigli ..

 

Vi è mai capitato di bere una birra in bicchiere-boccale di ceramica? In Italia non è così frequente, ma in qualche locale, magari d’ispirazione bavarese, può capitare che la “mossa” si faccia ..

C’è lo stile di birra che può anche prestarsi .. ma in tutta onestà la diffusione dei bicchieri di vetro è stata una gran cosa. Il vetro aiuta a degustare perché traspare ciò che si beve .. e il primo step d’una degustazione è per l’appunto l’esame visivo: colore, limpidezza (che non significa che una birra “seria” vada filtrata), spuma ..

Eppure a Milano, Alzaia Naviglio Pavese, ci sono ben 16 rubinetti (incluse 2-3 pompe inglesi) di birre artigianali da bere solo ed esclusivamente nel “coccio” .. e non è l’unica peculiarità del locale, visto che di queste 16 ben 14 sono fisse ..

Ora .. chi bazzica un po’ in questo mondo “craft-oriented” sa benissimo che uno dei “trip” di chi sta dietro al bancone (publican), così come davanti (cliente), è di “giocare” sulla rotazione della proposta .. ma evidentemente anche su questo punto Luca e Maddalena hanno deciso di svicolare .. e a noi tutto sommato piace la gente che “svicola” ..

Sarà che più che degustarla noi la birra tendiamo a berla; sarà che il “blind test” ci ha comunque divertito; sarà che le birre le abbiamo trovate ugualmente “in forma”; sarà che i bicchieri di “coccio” sono diversi l’uno dall’altro, colorati e ci han messo di buon umore; sarà che l’oste è decisamente cordiale; sarà che il locale è un autentico gioiello di architettura e addobbo; sarà quel che sarà .. sta di fatto che Al Coccio – Birreria con Ristoro è un’altra di quelle “stazioni” che fanno la differenza. E alla faccia del “protocollo” ..

È come se, volendola intendere come una .. licenza poetica, sappiamo che grammaticalmente c’è qualcosa di non corretto, ma comunque ci sta ..

Primo pomeriggio d’una calda giornata di primavera. Siamo ancora a stomaco vuoto .. con i “solidi”. Un paio di “immorali” mezze pinte son già partite in tarda mattinata, di pari passo con la prima tappa del nostro pub-scouting nella periferia sud di Milano. Riprendiamo la “Verde” (metro), direzione centro .. ed eccoci ai Navigli ..

Luca non ci aspettava, ma non ha particolari problemi a darci retta. La nostra “scheda tecnica”, come oramai noto, consiste in una chiacchierata con l’oste, qualche foto e una bevuta che, dato l’orario, non può che essere contenuta .. 

Il locale prende avvio nel 2007, con manovre di “attracco al nuovo mondo” comunque graduali. Dalle iniziali 6 vie “commerciali”, qualche tempo dopo si passa a 9, di cui 2-3 artigianali. Nell’ottobre 2014 c’è una definitiva virata sul “craft mood” .. e oggi possiamo parlare di 16 vie di birra artigianale, di cui 14 fisse e 2 “ospiti” ..

A fine aprile (data per l’appunto della nostra visita) il totale fa ancora 13 .. dove oltre a un paio di Ayinger (Pils e Dunkel Weisse) e alla “hollywoodiana” Punk IPA di Brewdog, troviamo delle pietre miliari della “scuola italiana” come 3°Miglio e Seta Special di Rurale, Ortiga di Lambrate, Bibock di Italiano e Open Amber di Baladin .. nonché “prelibatezze” di birrifici forse in giro meno noti e per tale ragione ancor più meritevoli d’attenzione: Fabula, APA di Kamun Lab (Genova); Bastola, Belgian Strong Ale di Flea (Gualdo Tadino – PG); la Bitter Marvin e la Milk Stout Pecora Nera di Geco (Cornaredo), birrificio che a Milano sta decisamente spopolando ..

Birra ospite è la Wolfie Smith, IPA di By The Horns (UK). Circa quindici giorni dopo registriamo (da pag. Facebook) l’uscita di Fabula e l’aggiunta di Vergött, IPA di Lariano; Felina, Belgian Strong Ale di Menaresta; Little Fawn, Session IPA di White Hag (Ireland) ..

L’impianto ci risulta almeno in parte “in comodato” e con una consolidata collaborazione con Vinicola Mauri (Lecco) .. pur mantenendo una certa libertà di manovra nell’approvvigionamento. I fusti da cui “tirar su” la birra sono al piano inferiore (esattamente in corrispondenza del bancone), dove anche senza refrigerazione la temperatura non sembra malaccio ..

Sul versante food, come spesso accade, non abbiamo preso nulla (nonostante tanta “roba” alquanto promettente), ma ci è piaciuto comunque il “quaderno” del menu .. anche questo per così dire “artigianale” e probabilmente scritto con una dattilografica d’altri tempi ..

Last but not least .. un locale che fa decisamente atmosfera: caldo, rustico, con mattoncini a vista e tanti piccoli-grandi particolari che riportano alla memoria le osterie di una volta (con un pizzico di design). C’è anche un angolo soppalcato, una piccola libreria a disposizione di potenziali lettori (locale aperto anche a pranzo) .. senza contare lo spazio esterno da 90 coperti, dotato di funghi riscaldanti ..

La birra “Al Coccio” ci piace. Ci piace l’ambiente. Ci piace la gente. Bisognerebbe solo passarci con un po’ più di calma .. nella speranza di non dover raccogliere i cocci d’una giornata andata in frantumi. Del resto le “stazioni di birra” servono anche a questo ..

[siba: best indi!]

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