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A Monopoli, La Tana del Luppolo e della buona birra ..

 

Non c’è birra senza luppolo. Non c’è “tana” senza luppolo. La passione per questa pianta dalle resinose infiorescenze amaricanti va a riflettersi anche sui nomi degli stessi locali. Solo in Puglia, ad esempio, di tane del luppolo se ne contano diverse, ovviamente ognuna con storia e identità ben definite. La Tana del Luppolo di Monopoli (una quarantina di chilometri a sud di Bari) ha aperto i battenti da appena 6 mesi (19/10/2016) e già se ne parla bene .. 

Il logo all’ingresso dice beershop, ma in realtà siamo ben oltre questa classificazione. Più tardi il publican ci dirà che l’intenzione iniziale andava proprio in quella direzione (un negozio di birre), salvo poi cambiare indirizzo in corso d’opera .. assecondando le “abitudini” dei frequentatori del posto. In effetti si tratta in tutto e per tutto di un locale birrario con cucina, che subito sorprende in quanto a stile .. 

Un unico ambiente dalle alte volte a stella (qualche centimetro in più e avrebbero potuto omologare anche un piccolo soppalco). Bancone centrale, vivibile su tre lati. Colori dalle tonalità calde e rustiche. Il gran numero di bottiglie di birra allineate (e spolverate) un po’ ovunque, rendono ancor più l’idea di ciò che probabilmente si andrà a bere .. 

Onofrio ci accoglie con fare estremamente gentile e disponibile. Il tempo di “accordare” penna e taccuino con un’ottima Aran, Stout di Argo (alla spina) .. che siamo ben lieti di saperne qualcosa in più del locale. «Non ho bevuto birra finché è arrivato il giorno in cui ne ho stappata una artigianale. Era una Linfa, ‘Italian Golden Ale’ di Birranova .. e fu amore al primo sorso. Da quel momento in poi è stata una continua ricerca di birre e stili. Ho frequentato i corsi di 1° e 2° livello di Unionbirrai e pian piano è maturata anche l’idea di un’attività con cui portare avanti questa mia passione» ..

Onofrio Marzolla ha una laurea triennale in Informazione Scientifica sul Farmaco, ma fa anche il cameriere dall’età di 13 anni. Negli ultimi tre ha lavorato al ristorante pizzeria Ai Portici .. ed è proprio qui che su insistenza di un rappresentante, arrivò il famoso cartone di bottiglie della vicina Birranova di Triggianello, che in qualche modo ha cambiato il corso degli eventi ..

Donatello Semeraro, proprietario del ristorante Ai Portici, ha sempre avuto in gran considerazione il lavoro di Onofrio .. e non ci ha messo molto a condividere anche l’idea di far qualcosa insieme, proprio con le birre artigianali. Niente di improvvisato o superficiale, ma un serio lavoro di promozione e valorizzazione della birra di qualità, con la consapevolezza di dover partire sempre dalle classiche e generiche richieste di birra bionda, rossa o magari doppio malto ..

«In questo locale le birre non sono divise per colori .. ma per stili. Di ciascuno stile se ne può capire qualcosa in più leggendo una breve descrizione .. anche se poi il grosso del lavoro si fa sempre a tu per tu col cliente. Le vie alla spina sono solo tre, ma ruotano mediamente ogni 4 giorni. La carta delle birre in bottiglia spazia in ogni direzione (con qualche incursione non ‘propriamente artigianale’, ma comunque di ‘buon livello’) .. e alla fine la birra giusta si trova sempre» ..

Anche la cucina non è certo un semplice “riempitivo”. Il menu viene aggiornato ogni 30-40 giorni, con a monte la consulenza di un noto chef monopolitano. Pescando un po’ a caso dal menu, nel “percorso salumi” troviamo ad esempio il Capocollo di Martina Franca D.O.P, mentre tra i formaggi .. onore e gloria a un altro D.O.P. come il Castelmagno ..

C’è un bruschettone che promette faville .. con carne salada, funghi cardoncelli, crema di patate, misticanza e polvere di capperi. Le insalate non sono meno originali .. e poi ci sono dei veri e propri piatti caldi, fra cui non poteva mancare lo stinco di maiale. Tanto per chiudere in bellezza, occhio al semifreddo con latte di bufala al pistacchio ..

In quanto a birre, ce ne sono per tutti i nasi e i gusti. Oltre alla suddetta Aran di Argo, la nostra scelta è andata a cadere su 3 bottiglie tanto diverse quanto importanti. Si parte da una universale Schlenkerla Marzen Rauchbier .. con cui ci si mette definitivamente a proprio agio. La Grätze Mille di To Øl è uno “champagne polacco” (il vecchio stile Grodziskie ) che berremmo a secchiate .. tuttavia, dopo la Schlenkerla forse non ci azzecca del tutto. Finale targato Ola Dubh 18 di Harviestoun, una Old Ale invecchiata 6 mesi in botti di rovere che hanno precedentemente ospitato Highland Park Single Malt .. che per chiudere ci sta a pennello ..

Il locale si riempie. Dal nostro angolino c’è tutto il tempo per godersi birre e atmosfera. Infaticabile l’opera del publican che “converte” la richiesta di bionde, rosse e doppio malto in stili più definiti .. perché con un po’ di pazienza ed esperienza si trova sempre la birra “giusta” per ogni avventore. Si trova sempre .. purché si trovi prima la “tana”. La tana giusta. La Tana del Luppolo e della buona birra ..

[siba: best indi!]

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